3 - 25 ottobre 2018

TRE LIBRI CHE VI CONSIGLIO DI LEGGERE

Non vedevo l’ora di parlarvi di questi tre libri che ho appena letto!

Era da un po’ che non vi producevo listine di libri ma ora rimedio subito.

Cercherò di essere rapida.

Eccoci con i prossimi tre libri che vi consiglio di leggere!

P.S. Mentre scrivevo questo post mi sono accorta che tutti e tre i libri che vi consiglio sono scritti da donne: sarà un caso che mi abbiano emozionato così tanto?

La stanza della tessitrice

Cristina Caboni
Garzanti 2018

tre libri che vi consiglio di leggere

C’è la Sardegna in questo romanzo. Mi dispiace, sono di parte.

C’è l’arte della tessitura, quella dei fili e quella della vita.

La tradizione arcaica ma anche il futuro che incomincia sempre nel passato. Che dobbiamo capire, digerire e superare.

C’è un mistero che proviene proprio da li’.

Ci sono le donne in questo romanzo. Quelle che tessevano, quelle dei sogni e dei segreti.

Quelle che recuperavano, riadattavano, non c’è niente da buttare, mai.

Ho letto questo libro in un giorno, me lo sono portato dietro ovunque.

L’ho letto seduta nei miei posti belli, quelli che mi calmano e mi fanno ricordare il bello, che basta cercare ma poi c’è sempre.

La sofferenza scava dentro, cercando un alloggio nelle profondità dell’anima, luoghi remoti e lontani che ognuno possiede.

Ma la distanza è solo un’illusione. Alla prima occasione il dolore ricompare più forte, più lacerante.

Il nostro momento imperfetto

Federica Bosco
Garzanti 2018

tre libri che vi consiglio di leggere

Di una seconda possibilità avremmo bisogno tutti, diciamocelo. Della possibilità di rimediare a un errore, quanti ne facciamo?

Di chiedere scusa, di dire mi dispiace, di perdonare o di perdonarci.

Di imparare, di non commettere sempre quello stesso identico errore.

Avremmo tutti bisogno di una seconda possibilità per essere felici quando nella prima chance abbiamo fallito.

Cosa sarebbe successo se quel giorno non avessimo controllato quel cellulare?

Che scelte diverse avremmo fatto?

Che cosa avremmo perso oppure che futuro ci saremmo preclusi? E invece.

Non è mai troppo tardi, stampiamocelo bene in testa.

La nostra intera vita è basata sull’immagine di ciò che il mondo si aspetta da noi: un certo numero di successi da raggiungere, matrimonio, famiglia, figli, pensione, nipoti.

Ma secondo la teoria del cervello quantico, tendiamo a prevedere il futuro attingendo da quelle informazioni che ci sembrano plausibili in un continuo calcolo delle probabilità.

Dieci cose che avevo dimenticato

Lucrezia Sarnari
Rizzoli 2018

tre libri che vi consiglio di leggere

Che Lucrezia Sarnari, alias Ceraunavodka, sapesse scrivere e bene non avevo alcun dubbio.

La leggevo (e la leggo) sul suo blog e la trovavo esilarante nel suo modo perfetto e disincantato di raccontarci la maternità, l’amicizia tra donne, l’essere donna sempre, oltre (e prima) che mamma.

E in questo libro, in cui ci racconta di Marta e Giò, due sorelle che fanno scelte di vita diametralmente opposte, in fondo non fa che questo.

Raccontarci della vita di ogni donna, delle possibilità di vita, delle scelte che ci cambiano la vita, del bianco e del nero, ma soprattutto di tutte le tonalità di grigio che ci stanno in mezzo.

Delle nostre contraddizioni nell’essere donne, nell’essere madri o nel non esserlo, nell’essere in carriera o nell’averci rinunciato.

Siamo sempre, nello stesso momento, tutto e il contrario di tutto.

In questo libro ci ricorda che nessuna scelta, tranne quella della maternità, è definitiva. Si può cambiare strada, si può.

Lucrezia Sarnari ha un solo dogma, come me: non giudicare. Mai.

Ma si può morire di rimpianto? Perché io sono accartocciata su tutto quello che non ho fatto, così concentrata che non riesco a spostare l’attenzione su ciò che posso ancora ottenere. Il rimpianto è un vizio di forma e io ne ho sempre sofferto. Sono una nostalgica nata, ho sempre lo sguardo rivolto all’indietro verso quella melanconia irrisolta che se non la combatti ti succhia la felicità. Il rimpianto se non lo curi ti condanna all’infelicità cronica e, per curarlo, l’unica via è afferrare le opportunità che la vita ti mette davanti. Ma io non l’ho mai fatto. Mai una volta in tutta la mia vita.

Parlavi di me vero?

 

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