21 - 3 agosto 2017

MEZZA SARDEGNA BRUCIA

mezza sardegna che brucia nell'estate 2017

Mezza Sardegna brucia. 

Mentre l’estate continua, con i suoi tramonti indifferenti, le cene e gli aperitivi: 2150 roghi tra giugno e luglio 2017, 620 in più rispetto al 2016. 

Come ce lo spieghiamo? 

Il record dei record è stato il 19 luglio: 32 incendi in un solo giorno.  

Il 1 agosto è bruciato il Medio Campidano, Arbus e l’oasi naturale di Sibiri, Gonnosfanadiga, Villacidro, Bitti, Piscinas, Ingurtosu, Abbasanta, Las Plassas, l’Oristanese.

Tutti posti che ho imparato a conoscere uno per uno.

Prima il Cagliaritano, la Costa Rei, Villasimius e ancora il Sulcis, l’Ogliastra. Prima ancora la Gallura.

Cosa sta succedendo mentre mezza Sardegna sta bruciando? 

Ad Arbus l’altro giorno è stato evacuato il carcere di Is Arenas, i carcerati hanno passato una notte in spiaggia. 

Ma cos’è questa indifferenza che avverto? 

Mezza Sardegna sta bruciando. E noi qui continuiamo le nostre vacanze come se niente fosse. Ma soprattutto quando ne parlo mi accorgo che molti non se ne sono neanche accorti.

Perché se una cosa non ci colpisce direttamente, allora non ci riguarda?

Un’estate a 50 gradi. Siccità. Il vento forte, da nord o da sud che sia. E il fuoco dappertutto. Le campagne, i boschi, gli animali, i pascoli, le aziende agricole, i vigneti, gli oliveti, la macchia mediterranea, tutto polverizzato.

Il fuoco avanza e distrugge tutto quello che incontra. Di giorno e di notte. Senza sosta.

Il cielo diventa rosso e dietro di sé lascia solo nero. E danni da calcolare. A questo giro pare siano decine di milioni di euro e 1o mila ettari andati in fumo. 

La natura devastata, quella che ho imparato a conoscere qui. 

Noi milanesi non abbiamo molta dimestichezza con i fenomeni naturali. Viviamo in un bolla di cemento, circondati da case e palazzi, come se il cielo sopra di noi non ci fosse più e come se la natura ci avesse abbandonato.

Ma siamo noi ad averla abbandonata. Ci succede poi di ritrovarla, rincontrarla e riconoscerla.

A me è successo quando ho messo piede in Sardegna per la prima volta.

Me l’avevano detto: sarai colpita dal mal di Sardegna quando te ne andrai, preparati. 

È andata esattamente così. 

Io ho sposato un sardo e ho deciso di sposarmi proprio qui per vedere questo blu che si mischia tra mare e cielo e per respirare quest’aria, appena uscita dalla chiesa.

La natura l’ho conosciuta qui.

Il vento, i profumi, i colori, il cielo, il mare, il granito, le rocce.

Rimango una continentale. Amo in punta dei piedi questa terra, con il rispetto che si deve quando sei un ospite. Il rispetto che si deve a chi qui ci è nato e ci vive, anche e soprattutto quando le lucine dell’estate si spengono.

Però mezza Sardegna sta bruciando e mi sembra pazzesco.

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3 comments

  1. Marella says:

    Condivido ogni parola, anzi ogni urlo di questo post. Secondo me questo “Perché?” aspetta da troppo tempo risposte che non arrivano; l’indifferenza e la rassegnazione sono i migliori alleati di chi appicca il fuoco. Volutamente non uso il termine “piromane”; mi pare troppo generico e sbrigativo. E oltre ai “Perché” continuo a chiedermi “Per chi” e “Per cosa” la nostra Sardegna deve subire tutto questo. Grazie Chiara Cazzamali​ per questo tuo spunto di riflessione.

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