25 - 6 luglio 2017

LE CANTINE SU’ENTU, LE CANTINE DEL VENTO

Località Nuraxi Pusceddu
Sanluri, Sardegna

www.cantinesuentu.com

le cantine su'entu

Le Cantine Su’entu, le Cantine del Vento.

La senti tutta la forza del Vento, dei Venti, in questo angolo della Marmilla. Da questo promontorio puoi vedere mezza Sardegna, l’altopiano della Giara di Gesturi davanti, il Gennargentu là in fondo, di là il Golfo di Cagliari e di qua il Golfo di Oristano.

La Marmilla, ve ne parlerò presto. Un territorio collinare che ricorda un seno materno, ecco perché si chiama così. Un territorio antichissimo, nel centro-sud della Sardegna, che fu abitato da sempre, da popolazioni prenuragiche, nuragiche, puniche, romane, passando per gli Aragonesi fino ai piemontesi.

Per chi di solito sta al nord della Sardegna, questa parte dell’isola è sconosciuta.

È la Sardegna che amo, la parte più secca, forse più dura, sicuramente più vera.

Che nasconde tracce delle antiche civiltà, dappertutto. Fortezze nuragiche, castelli medievali, case in pietra. 

All’interno delle vigne delle Cantine Su’euntu si nasconde un nuraghe sotterraneo, la casa dei preistorici sardi. Censito, ma non ancora scavato, è lì a fare la storia di questa terra.

Le Cantine Su’euntu sorgono su un promontorio, circondate da vigne ovunque.

Siamo vicino al paese di Sanluri, famoso da sempre per il pane. Il suo nome deriva dalle parole logu de lori, il posto del grano.

Il mare qui c’è ma è distante, la vegetazione è diversa, ti giri e ci sono i colli e i vigneti che ti pare di essere in Toscana. Però se ti volti dall’altra parte è tutto giallo, balle di fieno sui campi, arbusti.

Le Cantine Su’entu sono vigne e vino, certo, ma sono anche altro.

Alla sommità della cima si staglia questo capolavoro di architettura, la cantina nuova, 2.400 metri quadrati di bellezza, edificati nel 2015 e progettati dagli architetti Mario Casciu e Francesca Rango. Me ne ha parlato un’amica architetto a Milano quest’inverno. Mi raccontava del premio di architettura che le Cantine hanno vinto (il premio La Ceramica e il Progetto 2015, Confindustria Ceramiche).

Così io appena arrivata in Sardegna ho preso la macchina e mi ci sono fiondata.

Perché è straordinario come in un angolo così remoto, così poco popolato, quasi sperduto sia stata costruita una meraviglia architettonica di questo tipo, di legno, acciaio, vetro e pietra. Là dove un tempo c’era la cantina sociale e laddove negli anni Ottanta l’Europa incentivava ad estirpare vigneti, adesso sorge una cosa del genere.

Qui il chilometro è a zerissimo, nulla viene comprato e le uve sono proprio qui intorno.

Vengono lavorate e imbottigliate, con procedimenti in parte ancora manuali. Il vino è prodotto da Salvatore Pilloni con la guida dell’enologo Piero Cella.

Non sono esperta neanche di vino ma so cosa mi piace e cosa no.

E ho adorato, tra gli altri, il Bovale, un vino rosso sardo che non avevo mai assaggiato. Provatelo se vi capita, io ci ho trovato dentro tanto.

Tra l’altro quel giorno il tempo era brutto, dopo diversi giorni di caldo africano. E le nuvole, l’aria che tirava, hanno reso questo posto ancora più incantato, per me.

Sono andata a visitare la barrique, la stanza sotterranea dove riposano in splendide botti di legno i vini.

Il profumo, le luci sul soffitto che ricordano il movimento del vento, le botti una dietro l’altra, tutto mi è sembrato un’opera d’arte.

Tutti i vini di questa cantina si chiamano Su’entu e se passate di qui andate a conoscerli, ci sono tanti tipi di degustazioni da fare.

La cura, l’amore, l’attenzione, il vento e l’aria di questa terra unica e misteriosa. Non credo serva molto altro per generare un vino perfetto.

SU’ENTU SIGNIFICA IL VENTO: VENTO CHE PURIFICA L’ARIA, SPAZZA LE NUVOLE E RIPORTA IL SERENO, VENTO CHE RACCOGLIE I PROFUMI E LI PORTA LONTANO. VENTO CHE ATTRAVERSA IL NOSTRO TERRITORIO, LA MARMILLA, SENZA INCONTRARE OSTACOLI, COME SE QUI, DA SEMPRE, FOSSE IL BENVENUTO.

(Da www.cantinesuentu.com)

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