3 - 27 giugno 2018

STORIA DELLA MIA ANSIA

Daria Bignardi
Mondadori 2018

storia mia ansia Bignardi

Forse ve ne sarete accorti oppure no ma da un po’ di tempo non riuscivo a leggere.

Sono fasi, capitano a tutti lo so. Eppure questa cosa mi metteva un po’ a disagio.

Sono incappata in una serie di libri con cui non ho fatto amicizia, è vero.

E li ho interrotti, perché io credo che il tempo sia poco e così come non lo dobbiamo sprecare con le persone sbagliate allo stesso modo non lo possiamo sprecare con i libri sbagliati.

Tuttavia, come sempre faccio anche con le persone, mi sono chiesta: non sarò io il problema?

Intendo: se uno, due, tre libri non funzionano, se alla sera ho voglia solo di leggere il Corriere della Sera, forse la colpa è anche mia.

La testa, troppo piena di altro, sembrava non avere spazio per una storia.

Così due giorni fa ho riprovato, ma ho scelto un’autrice, Daria Bignardi, che ne ero certa mi avrebbe fatto fare pace con la lettura.

Ed è andata esattamente così.

Ho letto Storia della mia ansia in due giorni scarsi, in poche ore.

Vi ho ritrovato l’armonia delle parole di sempre, ho riconosciuto l’anima pacata ma nello stesso momento inquieta dei protagonisti dei libri di Daria Bignardi.

L’ansia è anche una mia compagna, forse la ereditiamo dai nostri genitori come un paio di occhi azzurri, la respiriamo in casa insieme all’aria, ce la portiamo dietro tutta la vita come uno zainetto che ci appesantisce le spalle.

Ma senza pelle le emozioni si sentono di più e la mia ansia era la benzina per tutto: scrivere e vivere.

Ci facciamo i conti per sempre, tentando di conviverci senza rovinare la vita di chi ci vive accanto e soprattutto di chi abbiamo messo al mondo.

Ho imparato a barare per fuggire dal dolore, dall’angoscia buia come una tempesta, col vento che spalanca le finestre, il soffitto che ci cade in testa e lei che urla roteando gli occhi. Sono cresciuta col terrore della follia di mia madre e col senso di colpa per non averla saputa proteggere, anche se avevo cinque anni e nessuno proteggeva me.

Poi succede come a Lea, che quando il gioco si fa duro davvero e la vita si avvicina così tanto alla morte, l’ansia svanisca, svanisa. Puff.

Proprio quanto doveva aumentare, invece, se ne va.

Come se avesse esaurito il suo mestiere, quello di metterci in guardia e poi una volta avveratasi la tragedia si potesse acquietare.

Succede davvero, l’ho visto capitare accanto a me.

Ho pensato a tante cose mentre leggevo Storia della mia ansia.

Anche a come certe volte l’amore non sia sinonimo di felicità ma di sofferenza, di durezza, di contrasto.

Penso a chi fa fantasie di ammalarsi o avere un incidente, a quelli che tentano il suicidio fantasticando “Quando starò male sì che capiranno e mi ameranno”: chi ti ama veramente non ti amerà di più se ti ammali o ti succede qualcosa. Ti amerà come prima, come sa amare, e forse è giusto così.

Grazie Daria per avermi riconciliato con la lettura, grazie per questo racconto, per la verità dura, per il coraggio che ci vuole anche a raccontare di sé.

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