1 - 20 Aprile 2020

SONO FELICE DI TUTTE LE COSE CHE HO FATTO PRIMA

Sono felice

Sono felice di tutte le cose che ho fatto prima.

Di ogni volta che ho detto non aspetto domani, lo faccio oggi.

Degli abbracci, dei baci, delle strette di mano.

Sono felice di quando ti ho preso e ti ho portato tre giorni a Napoli in treno.

Abbiamo camminato per 4 ore di fila, che a ripensarci 6 mesi dopo sembrava fantascienza.

Di quella volta che ti ho portato in montagna nell’albergo che amavi con la tua bambina e tu ti svegliavi alle 11 e ti servivano il salmone.

E poi di quando ti ho portato nelle Langhe a mangiare il tartufo in giornata, che poi non si sa mai.

Di quel gin tonic da Biffi al bancone che ci sono tutti gli aperitivi buoni.

Sono felice di tutti i cappucci, delle coppe del nonno, dei pomeriggi, del tempo che ho trascorso vicino a te togliendolo a un’improbabile carriera.

Ho sempre capito cosa mi rendeva felice e cosa no.

Sono felice di quando ti ho fatto prendere un aereo a quasi 80 anni che non c’eri quasi mai salito, per stare con i tuoi bambini.

E poi sono felice di quando a voi due vi ho portato a vedere la Statua della Libertà, andiamo che poi domani chi lo sa.

Di quando vi ho messo sugli sci anche se io non sapevo sciare.

Sono felice di avervi portato davanti ai Faraglioni della mia Capri con una granita di limone in mano.

Sono sicura che ci ritornerete da grandi e ve lo ricorderete.

Sono felice di quel museo che mi sono ostinata a volervi far vedere anche se pioveva e c’era la coda.

E dentro abbiamo trovato una mostra praticamente pornografica. Vabbè.

Sono felice della Pasqua in quell’albergo di Londra dove io e il papà ci siamo sempre amati.

Del mio giro dei pub e voi poverini, dietro di me, pure minori.

Sono felice dei castelli e della Loira che straripava e noi ci siamo andati lo stesso.

Di tutte le volte che ti ho detto che ti voglio bene.

Sono felice di avervi portato al mare a Formentera per capire che esisteva un altro posto di mare.

Degli alberghi a due stelle con gli asciugamani ruvidi che non dovete crescere viziati, io detesto i viziati.

Sono felice di aver festeggiato il mio compleanno a Parigi, sola con te. Grazie.

E di tutti i bicchieri di Bordeaux che mi sono bevuta a Bordeaux e voi che me li contavate, la mamma fa quello che vuole non vi permettete.

Sono felice di avervi portato nella biblioteca di Leopardi perché la cultura la puoi anche respirare.

E delle mucche in spiaggia a Berchida ad Aprile che non sempre è necessario andare in India.

Sono felice di essere andata a Verona quel giorno, quanta paura avevo.

E poi ho scoperto te, ho passeggiato da sola e bevuto bicchieri di Amarone in giro per enoteche.

Sono felice dell’isola dei Kennedy che tu volevi a tutti costi vedere e poi c’era la nebbia ma vabbè.

E di essere salita su tutti quegli aerei che mi terrorizzavano e aver superato il mio panico, ogni benedetta volta.

Di essermi inventata un lavoro che mi ha portato in giro nei posti belli ed ora sembra finito ma poi invece chissà.

Sono felice di aver capito prima, molto prima di questo casino chi mi faceva male e sono felice di averlo eliminato.

Perché quando è arrivata la botta, ed è arrivata in tempi di guerra, per me è stata solo una conferma e una grandissima, meravigliosa liberazione.

Sono certa, ed è la prima volta in vita mia, che non tornerò più indietro.

Sono felice di averti mandato quel messaggio in agosto due anni fa.

Dopo un anno di silenzio e tutte quante le ferite, le mie e le tue, c’è voluto solo il coraggio mio e un po’ di faccia tosta.

Sono felice di averti detto azzeriamo tutto, ricominciamo, mettiamoci un punto e andiamo a capo.

E di essere entrata in quella palestra 12 anni fa, oggi è la cosa che mi ha aiutata di più a restare lucida.

Sono felice della festa per nostri 40+40+10 (merito tuo!) che manca poco e siamo già ai 50 50 20.

Non ho mai avuto paura delle parole, sono sempre stata sfrontata, ho sempre preso l’iniziativa, ecco non mi è mai mancato il coraggio.

Mi è mancato, semmai, l’orgoglio.

Ma ho sempre avuto chiaro che io di rimpianti non ne volevo, mai.

Ne sono felice. Oggi un po’ più di ieri.

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