11 - 10 Febbraio 2021

DUE LIBRI CHE PARLANO DI IPERSENSIBILITÁ

Un giorno di Ottobre, per una serie di ragioni, sono andata in crisi.

So che mi capita, so che poi mi passa, ma quel giorno non me lo aspettavo, non così.

I motivi li avevo ben chiari, erano due, entrambi con un nome e un cognome.

Sta di fatto che ho pubblicato su Instagram un post come sempre spontaneo in cui parlavo della mia “eccessiva sensibilità”, ne parlavo come di un limite, come di una cosa da cui guarire.

È stato allora che una mia follower mi ha scritto e mi ha consigliato di approfondire il tema dei PAS, le persone altamente sensibili.

La prima cosa che ho fatto è stata cercare dei libri sulla ipersensibilità.

È un argomento complesso, di cui riparleremo, e in cui mi riconosco (in parte) nella mia vita da adulta, non in quella da ragazza.

Come se ad un certo punto della mia vita da grande fosse successo qualcosa che ha portato alla luce qualcosa di nascosto.

Adesso però voglio raccontarvi due libri che ho letto e che parlano di ipersensibilità: li ho appena letti ma voglio già rileggerli.

IL POTERE NASCOSTO DEGLI IPERSENSIBILI
DI CHRISTEL PETITCOLLIN

Ipersensibilità o anche iperefficienza mentale.

Il cervello degli iperefficienti mentali è regolato dall’affettività, ed è così in ogni situazione.

Pensare troppo, preoccuparsi troppo, avere mille dubbi prima di prendere una decisione, percepire tutto, vivere come in un’allerta permanente.

Quante volte abbiamo pensato di essere sbagliati, che il nostro cervello che non ci dà mai tregua fosse strano, che dovessimo in qualche modo nascondere questo sentire troppo?

E quante volte abbiamo capito prima, visto prima anche il non detto, semplicemente unendo i famosi puntini?

Gli iperefficienti mentali, un po’ come Cassandra, vedono, sentono e avvertono molte cose in anticipo, ma sono condannati al silenzio dal rifiuto degli altri di ascoltare i loro avvertimenti.

Quante volte abbiamo pensato di poter cambiare il prossimo, passandogli un po’ della nostra empatia?

Devo togliervi un’ultima illusione: no, non tutti possono cambiare. E’ addirittura pericoloso concedere una seconda possibilità a chi è profondamente cattivo.

Quante volte ci siamo sentiti dire: dai non pensarci più?

Non pensarci più? Impossibile quando si ha un turboreattore mentale che marcia a pieno regime giorno e notte e che non si sa come scollegare. Come è possibile non pensare?

Questa autrice, esperta in psicologia e crescita personale, ci spiega come ci siano della ragioni biologiche e neurologiche per essere come siamo.

E ci spiega come accettare la nostra natura e, anzi, come essere felici anche con i nostri mille pensieri.

TUTTO TANTO SEMPRE
DI NICOLETTA TRAVAINI

libri ipersensibilità

La psicoterapeuta Nicoletta Travaini aveva già scritto due libri sul tema dell’ipersensibilità, che io non ho letto.

Rimedierò presto.

In “Tutto tanto sempre” fa chiarezza su quali sono i “superpoteri” delle persone altamente sensibili, che spesso vengono scambiati per difetti.

Chi è più sensibile è anche più in contato con le proprie parti morbide e di conseguenza più frequentemente può farsi male, ma al contempo può imparare con più naturalezza degli altri a rialzarsi, a inventarsi strategie, ad apprendere dagli errori, a essere resiliente, insomma.

Mi ha colpito molto il capitolo sui “momenti altamente sensibili”, quelli che tutti attraversiamo nella vita.

E che anche in persone “normosensibili” possono causare delle fragilità particolari.

Nel corso della vita esistono dei momenti particolarmente delicati, delle situazioni delicate che rendono la tua pelle più sottile, che ti fanno sentire più vulnerabile e che ti portano a essere molto sensibile anche se in genere non lo sei.

Io questi momenti li ho vissuti e li ricordo molto bene, credo anche voi.

Ma per le persone sensibili questo succede in continuazione, non nei momenti topici o particolarmente stressanti.

Non sto parlando di andare in tilt durante i momenti difficili o sotto stress. Non sto parlando di essere esauriti dopo una settimana di iperlavoro. Sto parlando del fatto che ogni evento o stimolo -se non rispetta certe caratteristiche- ti può mandare in crisi.

Un altro tema che mi ha molto appassionato in questo libro è la familiarità della ipersensibilità.

Mi è successo di ripensare con occhi nuovi ad alcuni dei miei familiari, ricostruendo e capendo non solo quelle che credevo delle fragilità ma anche l’origine delle mie.

E questa comprensione mi ha permesso di essere più indulgente.

Essere più sensibile non significa restare un passo indietro nelle cose della vita.

Non significa evitare situazioni forti, intense, sfidanti. Essere più sensibile non implica che devi restare fuori dai giochi o che ti devi trattenere dal vivere intensamente a causa del fatto che senti tutto, tanto, sempre.

La lettura di questi due libri sull’ipersensibilità mi ha fatto molto bene.

Mi ha restituito un’immagine diversa di me, ma soprattutto mi ha dato spiegazioni scientifiche a domande che avevo in testa da anni.

Mi ha aiutato, in particolare, ad accettarmi, a proteggermi e a non considerarmi “eccessivamente sensibile”.

Spero possano essere di aiuto anche a qualcuno di voi.

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