1 - 5 Novembre 2019

CIAO INSTAGRAM, SIEDITI UN ATTIMO, VOGLIO PARLARTI.

Instagram

Ciao Instagram, siediti un attimo, cinque minuti, voglio parlarti. Giuro, non di più.

Tu sei un gran bel posto, da quando ci sei tu la mia vita è cambiata in meglio, mi sono inventata un lavoro e te ne sono grata.

Ma sai, lo saresti ancora di più se semplicemente ci lasciassi liberi di vederci l’uno con l’altro.

Noi qui, Instagram, infatti ci scegliamo.

Scegliamo chi seguire perché ci interessa vedere quello che pubblica.

So che ti sembra banale ma non lo è.

Se tu ci permettessi di vederci l’un l’altro senza oscurarci, secondo metafisici algoritmi che non comprendiamo, noi te ne saremmo grati.

Abbiamo provato a studiare qualche nuova teoria di qualche guru, ma appena leggiamo qualcosa di scritto, è già diventato vecchio perché tu hai appena cambiato di nuovo tutto.

Siamo arrivati a pensare, in gruppi di auto ascolto, che tra poco diventeranno terapie di gruppo, che tu, Instagram, ci voglia punire.

Per aver sbagliato orario, per aver cambiato la didascalia nei primi minuti correggendo colpevolmente un osceno errore ortografico (è colpa del correttore!) o addirittura per aver pubblicato 30 hashtag.

Abbiamo passato ore a chiederci se fossero meglio 5 hashtag oppure 30, popolari o di nicchia.

Ci siamo arrovellati per capire perché quella foto meravigliosa su cui avevamo lavorato tanto non avesse ricevuto manco 30 like.

Abbiamo infatti scoperto che tu cambi gusti in fretta e adesso gli hashtag devono essere pochi e soprattutto diversi da quelli usati nella foto precedente!

Perché altrimenti Instagram ti arrabbi e ci metti anche in Shadow Ban (non ci vede più nessuno, in pratica)!

A un certo punto abbiamo creduto che fosse colpa degli hashtag nei commenti o nella didascalia, non mi ricordo più dov’è che ti piacevano di più?

Megliounpostobello su Instagram

Poi ci siamo convinti che fosse colpa di quel caffè che ci aveva impedito di rispondere ai commenti alla velocità della luce.

Pare che tu questo, Instagram, non lo regga.

A un certo punto abbiamo provato a ignorarti per qualche giorno, nella speranza che ti passasse l’incazzatura. Ma niente.

Abbiamo smesso di fare fotografie pensando tanto non le vedrà nessuno e poi abbiamo creduto che 5 minuti di ritardo rispetto ai tuoi Insights fossero la causa dell’oscuramento.

Siamo diventati cretini a capire se l’ordine in cui ci oscuri, ah no scusa ci fai vedere, sia cronologico o che cosa.

Ci hai bannato per giorni perché abbiamo messo troppi like (30) in un’ora a profili che ci piacciono e tu ci hai scambiati per un robot.

Ma cazzo, ormai siamo modificati geneticamente non lo sapevi, Instagram?

Siamo velocissimi, con le dita scriviamo e likiamo alla velocità della luce.

Siamo quasi come i nostri figli, la generazione che è nata col cellulare nella culla, i nativi digitali.

Abbiamo creduto che sponsorizzare (ma non eri contento?) ci potesse danneggiare nei post successivi a quello sponsorizzato.

Ebbene sì pare che tu, Instagram, ci metta in punizione dopo, una specie di ricatto psicologico.

Vediamo chi molla per primo, cose di questo genere. Io di solito peraltro mollo sempre per prima, quindi vincerai tu.

Abbiamo pensato, ah no ce l’hanno proprio detto, che tu capisci per quanto tempo osserviamo una foto anche se non mettiamo like.

Ci spii, insomma.

È finita che ci hai nascosto i like degli altri, tu dici che lo fai per il nostro bene, così pubblichiamo contenuti di qualità senza angosciarci per i like.

Ma io non ci credo più, non credo tu possa fare qualcosa per salvaguardarci il cervello.

Piuttosto, credo tu voglia salvaguardare il tuo portafoglio.

Tra l’altro a questo punto togli anche la visibilità del numero dei follower, già che ci sei, così disincentivi l’acquisto dei follower finti.

Anche se, a dire il vero, ci siamo persuasi che ci sia tu dietro a tutti questi servizi che vendono like e follower finti.

Non possiamo credere che tu non te ne accorga e non sia in grado con i tuoi superpoteri di polverizzarli.

Se non lo fai, vuol dire che ci guadagni anche tu.

E allora arriviamo al punto: volevamo capire se dietro all’algoritmo un cuore ancora c’è, Instagram.

Abbiamo pensato di meritarci queste tue punizioni come quando nella vita incontri un narcisista sadico che ti toglie la parola e ti dice che te lo sei meritato, è colpa tua.

No, Instagram noi non ce lo siamo meritato.

Qui cerchiamo di comunicare e di pubblicare spensierati.

Per qualcuno di noi questo è diventato un bellissimo lavoro, e sì hai ragione visto che non zappiamo la terra dobbiamo soffrire, almeno un po’, va bene così.

Però, così stiamo rasentando il mobbing.

Io sono arrivata a pubblicare e poi non guardare più per ore i like per non deprimermi e finire dallo psichiatra, che lo psicologo tra un po’ non mi basta più.

Ma scusa, non volevi che stessimo il più possibile online?

E allora motivaci, cazzo.

Perché se bastone e carota deve essere, che ci sia anche la carota!

Anzi Instagram, butta via il bastone, fidati, non è necessario.

Te lo promettiamo, te lo dimostreremo.

Non costringerci a diventare in quell’altro modo là, che tra un po’ te lo meriti eh.

Ciao Instagram ti voglio bene e non mi immagino un mondo senza di te.

P.S. Seguitemi qui!

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