20 - 30 gennaio 2018

IL MUSEO DELL’INNOCENZA DI PAMUK IN MOSTRA AL BAGATTI VALSECCHI DI MILANO

Fino al 24 giugno 2018
(Mart-Dom: 13.00-17.45)
 

Via Gesù 5, Milano

teca al museo dell'innocenza di pamuk in mostra al museo bagatti valsecchi di milano

Un colpo al cuore.

Ecco cos’è stata per me la mostra “Amore, musei ispirazione. Il Museo dell’Innocenza di Orhan Pamuk a Milano” al Bagatti Valsecchi di Milano.

E lo sarà per tutti quelli che hanno scolpito nell’anima il romanzo del premio Nobel Orhan Pamuk il Museo dell’Innocenza.

Sono passati temo quasi dieci anni da quando l’ho letto (il Museo dell’Innocenza è uscito nel 2008).

Ma il ricordo è tornato vivido e nuovo di fronte all’allestimento, emozionante, struggente di questa mostra.

Nei desideri di Pamuk c’era quello di far coincidere l’uscita del romanzo con l’inaugurazione del Museo dell’Innocenza di Istanbul. Non ci è riuscito, perché il Museo a Istanbul è stato aperto nel 2012.

Si trattava di trasporre in teche tridimensionali la storia d’amore infelice di Kemal verso la bella Fusun.

44 giorni di passione a cui sono seguiti una vita intera passata a disperarsi, anni ad aspettarla, fino alla fine.

Un amore impossibile per il quale Kemal sacrificherà tutta la sua vita.

Kemal, nel romanzo il Museo dell’Innocenza, inizia dunque a collezionare gli oggetti che gli ricordano il suo amore, un’ossessione che durerà 15 anni.

Gli oggetti come simbolo, gli oggetti che ci parlano, gli oggetti che testimoniano, gli oggetti che ci ricordano.

Delle 83 teche del Museo dell’Innocenza di Istanbul Pamuk ne ha riprodotte 29, “le più belle e più facilmente replicabili”, come ha dichiarato.

teca del museo innocenza pamuk in mostra al bagatti valsecchi di milano

Pamuk ha curato personalmente la disposizione di queste 29 teche in mostra al Bagatti Valsecchi di Milano.

teca al museo dell'innocenza di pamuk in mostra al museo bagatti valsecchi di milano

Le ha volute tutte insieme in un’unica sala buia, alla fine del percorso della casa Museo Bagatti Valsecchi di Milano.

il museo dell'innocenza di pamuk in mostra al museo bagatti valsecchi di milano

Quindi, sì ci arriverete alla fine della visita di questa dimora speciale di due fratelli collezionisti dell’Ottocento milanese.

E ci arriverete perché è strettissimo il legame, quasi naturale, tra Pamuk, il Museo dell’Innocenza e il Bagatti Valsecchi di Milano.

È a Milano che Kemal muore e precisamente al Grand Hotel et de Milan, dove morì Giuseppe Verdi.

Ma muore solo dopo aver visitato il Museo Bagatti Valsecchi:

Il signor Kemal, che alla sua morte aveva visitato 5.723 musei in tutto il mondo, approfittava di ogni occasione per recarsi al Museo Bagatti Valsecchi di Milano: o meglio, per “viverlo”, come diceva lui, perché era «uno dei cinque musei più importanti della mia vita».

Lo stesso Pamuk ci ha raccontato che il suo legame con la città di Milano, che ha visitato per la prima volta nel 1959 arrivandoci in macchina con i suoi genitori, è molto forte.

Così come nel 2007 ha dichiarato di essere già stato tre volte al Museo Bagatti Valsecchi di Milano e che sì, questo posto unico lo stava influenzando moltissimo nella stesura del suo romanzo, il Museo dell’Innocenza.

Le 29 teche sono come sospese nel buio, illuminate al loro interno.

Contengono oggetti di uso quotidiano che si trasformano, gli uni accostati agli altri, in un ricordo, in una suggestione, in un sentimento.

teca al museo dell'innocenza di pamuk in mostra al museo bagatti valsecchi di milano

Che non solo ci parla di un amore impossibile ma anche della vita quotidiana a Istanbul negli anni Settanta e Ottanta.

Non so dirvi se siano gli oggetti, il buio e le parole che li accompagnano come titolo in ogni teca, oppure il significato quasi mistico che assumono nell’ottica di un amore infelice.

teca al museo dell'innocenza di pamuk in mostra al museo bagatti valsecchi di milano

So solo che sono stata come rapita da questa stanza, da questa storia vista dal vivo e non solo letta come avevo fatto 9 anni fa. 

Ho bisogno di ritornarci con calma, riguardarmi ogni oggetto da sola, in silenzio.

 

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4 comments

  1. anna rita severini says:

    Bellissimo commento. Bisognerebbe che tu vedessi l’intero museo a Istanbul. Lì davvero è possibile entrare nella storia di Kemal e Fusun e dimenticare tutto il resto. Dall’allestimento nel suo complesso, e non solo dalle singole bacheche, si traggono emozioni profonde. Io ho avuto questa possibilità diverse volte. Questo romanzo, questo museo e, non ultimo, il denso e affascinante catalogo fanno ormai parte di me.

    • megliounpostobello says:

      Grazie Anna Rita. Sarebbe meraviglioso, un grande rammarico che ho è di non essere mai andata a Istanbul.
      Chissà, magari in futuro.
      A presto
      Chiara

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