17 - 8 novembre 2017

IL POTERE TERAPEUTICO DELLE PULIZIE DOMESTICHE

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nuncas e il potere terapeutico pulizie domestiche

Allora. Parliamoci chiaro.

Se uno potesse si affitterebbe volentieri due filippini full time per sbrigare qualunque incombenza domestica.

Del tipo, il sogno: la colazione con la frutta fresca tagliata alla mattina, la spremuta di arancia, il pane tostato, le crêpes appena svegli o i pancake, a scelta.

E poi servigi di varia natura, il guardaroba perfetto, inteso come stiro, certo, ma anche come bucato a mano, rammendo compreso, lavatrici, soprattutto smacchiatura. Senza danni. 

Insomma le pulizie domestiche comprendono tante, tante, tante cose.

Fino ad arrivare a tutte quelle rotture di coglioni grandi e piccole che comporta l’occuparsi di una casa. Non so i vetri, i wc, i pavimenti, la polvere, il cambio delle lenzuola, apparecchiare, sparecchiare, cucinare.

O, che so io, pulire la libreria. 

Senza contare il peso della fissa che poi ti viene quando adocchi con vista bionica, che peraltro non hai, le briciole per terra. O gli angoli sporchi. O la polvere in controluce.

Non serve neanche passare il dito, come nella migliore tradizione del controllore di pulizie domestiche. Le vedi all’istante.

Poi ci sarebbe tutta la questione dello smazzarsi il neonato prima, il bambinello poi, il preadolescente infine. Ma questa è un’altra storia. Più un discorso di cura, che è un’altra storia, appunto. 

Anche perché si potrebbe poi sfociare poi nella famosa cura dell’anziano.

Mi limito qui a parlare dell’ambaradan spesa, cucina, somministrazione pasti a 3/4 persone pranzo e cena. Pulire, lavare, stendere, piegare, stirare. Che va tutto bene, per carità, però è tanta roba.

Detto questo. 

Se le filippine non si possono affittare, tutta questa cosa la si fa. E uno pensa, che palle.

E invece io ho scoperto il potere terapeutico delle pulizie domestiche, in particolare della sottospecie “pulizia del pavimento”.

Nel senso, che quando sono per aria, i pensieri mi si confondono, insomma la lucidità mi si annebbia (vi succede mai?) io o corro o pulisco.

Tocca prima riordinare e spolverare, cose che odio fare tra l’altro, ma poi finalmente arriva lei la scopa elettrica.

Adoro staccarla dalla presa e portarmela in giro così, libera. Senza fili, naturalmente. I fili li odio, mi legano. La mia poi ha delle luci a LED sulla punta triangolare che illuminano anche l’oscurità.

Quindi tu vedi tutto, non puoi non vedere. 

E poi vogliamo parlare della soddisfazione di quando senti il rumorino dell’aspirazione? 

La meraviglia. Ogni cosa al suo posto. La polvere nell’aspirapolvere.

Però, ecco, la mia felicità è lavarli i pavimenti. Proprio tutto il discorso del secchio, dell’acqua, del detersivo e dello straccio da strizzare. 

Cosa vi devo dire, lavando i pavimenti sento di lavar via anche le cose che non funzionano, le pesantezze, i pensieri e le preoccupazioni.

Dopo, tutto profuma e io mi sento più leggera. Fino al prossimo giro.

 

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