17 - 21 gennaio 2018

SCUSACI, LILIANA SEGRE.
LA MIA GIORNATA DELLA MEMORIA

liliana segre e la mia giornata della memoria

Sabato mattina ho letto l’articolo su Liliana Segre sul Corriere della Sera Milano.

Da sempre la storia di Liliana Segre mi commuove.

Non solo per la grandezza della tragedia storica e personale che ha vissuto, quando era bambina.

È stata una bambina a cui hanno strappato la famiglia, l’innocenza, l’infanzia e la libertà. Nell’età in cui dovresti fare solo il bambino.

Ed è alla bambina che mi rivolgo pensando alla Giornata della Memoria, il 27 gennaio.

È lei che mi commuove, è  lei la bambina cui la stessa Liliana Segre stessa si riferisce in queste frasi:

“Sono la nonna di me stessa. Quando parlo di me bambina nel lager, ho una grande pena. In quel momento mi sdoppio e, confesso, questo sdoppiarmi lo sento talvolta come un pericolo. Mi domando sempre come ha fatto quella ragazzina a salvarsi. Mi rivedo con la testa rapata, i piedi piagati dalla marcia della morte…”.
S’è data una risposta?
“L’amore. Sono stata così tanto amata, dai nonni, da mio papà, un santo perdente. Un amore che mi serve anche adesso, che è come una pelle fantastica che ripara da tutti i mali del mondo. E ho ritrovato l’amore con mio marito”.

Questa sua storia personale è una parte della grande Storia, quella dell’Olocausto, la Storia con la S maiuscola.

Ma, dicevo, io mi sono commossa anche per un’altra ragione.

Liliana Segre vive nella mia zona a Milano, o almeno credo.

Senz’altro frequentava la scuola elementare che frequentava anche mio padre, la stessa che frequentano anche i miei bambini.

La Pietra di inciampo che vedete in questa foto è la targa apposta davanti alla sua casa da bambina.

Per ricordare il suo papà, Alberto Segre deportato insieme a lei ad Auschwitz, il 30 gennaio del 1944, dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano.

Questa casa, quella da cui Liliana Segre e la sua famiglia furono portati via, è qui dietro l’angolo.

Un giorno di qualche anno fa Liliana Segre è venuta nella nostra scuola.

Ha raccontato ai nostri bambini la sua testimonianza, che cosa ha significato, per lei bambina, essere cacciata da qui a causa delle leggi razziali.

Essere costretta, quando ancora l’irrimediabile pareva lontano e impossibile,  a passare ogni mattina davanti a questa stessa nostra scuola ed essere insultata e schernita dai suoi stessi coetanei.

I bambini sanno essere cattivi, è nella loro natura. Succedeva allora, succede oggi. Possiamo chiamarlo bullismo?

I bambini hanno ascoltato e hanno capito che la grande Storia e la nostra piccola storia coincidono, sono due lati della stessa medaglia.

E ora che Liliana Segre ha 87 anni e l’altro giorno mentre si preparava ad andare al cinema ha ricevuto dal Quirinale la telefonata che le annunciava la sua nomina a senatrice a vita.

Ora che Liliana Segre è “solo una nonna” come dice lei, nella settimana della Giornata della Memoria, io vorrei chiedere scusa, a lei, alla bambina che è stata.

Non solo per la tragedia immane, ma per quegli insulti davanti alla sua vecchia scuola, ogni mattina. Che certe volte sono le cose più piccole a ferire di più.

Io spero che questo gesto che l’Italia ha fatto, in occasione della Giornata della Memoria, possa in minima parte risarcirla di quegli insulti che noi italiani le abbiamo lanciato contro davanti ad una Scuola Elementare Pubblica di Milano.

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